Filosofia e Storia della letteratura: rinascimento filosofico italiano. Gli autori e scrittori del passato che hanno contribuito alla cultura
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UMANESIMO

Il termine umanesimo, di cui intitolato il paragrafo, definisce e intende le caratteristiche che assunse alle sue origini del processo di rinnovo culturale espresso nel Rinascimento, e ha origine dalla rivalutazione delle "humanae litterae et studia humanitatis" rese completamente libere ed autonome dalla teologia alla quale erano state subordinate durante il Medio Evo.

La cultura classica era stata conosciuta e utilizzata nel medioevo solo per quanto poteva essere inserita nel discorso cristiano, al di là di ogni considerazione storica o critica che desse una dimensione reale ai singoli individui, inserendoli nella loro realtà particolare. La mancanza di una prospettiva storica, di interessi filologici e critici aveva quindi determinato lo smarrimento del significato e del valore autentico del pensiero classico. Da questa situazione trae origine il recupero della filologia come strumento di conoscenza autentica della realtà del passato, in quanto attraverso l'analisi dei testi, lo studio e la collazione dei codici nelle diverse riproduzioni, permette di ricostruire i testi nella loro forma originale, aggiungendo ciò che era stato eliminato ed eliminando ciò che era stato aggiunto in modo arbitrario.

Gli autori del mondo classico riacquistano una loro dimensione storica in una visione del passato che è distinta dal presente e rivalutata nella sua originalità. Il significato che assume questa ricerca è quello di recuperare le caratteristiche più autentiche della dimensione umana, quali si sono realizzate nella storia e in particolare nella civiltà classica in cui l'uomo ha espresso il meglio delle sue possibilità.

La nuova realtà economica che permetteva all'uomo di esprimere liberamente le sue iniziative rendeva, infatti, superata la concezione provvidenziale della storia, secondo la quale il cammino dell'uomo era già stato tracciato da Dio, e favoriva invece un'interpretazione della storia come frutto della realizzazione delle capacità e dei poteri dell'uomo, che si ampliano utilizzando l'esperienza del passato e realizzano il progresso della storia stessa. L'uomo, protagonista della storia, è essenzialmente un essere razionale e determinato dai suoi limiti, inserito nella natura e nella società, che costituiscono l'ambiente in cui egli può realizzarsi in modo completo. La dimensione trascendente e religiosa non viene negata ma non rappresenta più il fine ultimo dell'uomo, che concepisce se stesso soprattutto come un essere finito che nella realtà terrena deve trovare la propria realizzazione.

Questa concezione della religione tende a mettere in risalto il suo valore civile, in quanto strumento di realizzazione in terra della pace e della felicità esistenti nella città celeste in dimensione assoluta. Le dispute teologiche vengono quindi abbandonate a favore della utilizzazione prevalentemente pratica del messaggio cristiano. La prevalenza di interessi pratici su quelli metafisici conduce gli umanisti ad un atteggiamento di sostanziale tolleranza religiosa, che ammette l'identità delle diverse religioni e dei diversi culti sulla base della fondamentale identità fra religione e filosofia. La rivalutazione della vita attiva nei confronti di quella contemplativa, che trae la sua origine dal diffondersi dell'esercizio delle libertà politiche all'interno dei comuni, contribuisce a determinare la progressiva perdita di significato dell'ascetismo, che costituiva uno dei valori sostanziali della cultura medievale e riafferma invece l'importanza della ricerca del piacere, parallela a una rivalutazione della filosofia epicurea . Per lo stesso motivo si accentua l'interesse per la filosofia morale, e in particolare per la “Politica” di Aristotele.

Gli ideali dell'umanesimo presuppongono quindi un rifiuto totale del mondo medievale a favore della cultura classica intesa come strumento di realizzazione dell'uomo inserito all'interno della natura e della società.
FILOSOFIA ITALIANA DEL RINASCIMENTO

L'interesse per la natura è un elemento caratteristico della filosofia del Rinascimento, in quanto l'uomo si riconosce come parte della realtà naturale, che può e deve essere spiegata tramite la ragione, poiché la ragione costituisce l'intrinseca struttura dell'universo. L'indagine sulla natura viene attuata secondo criteri diversi che riguardano la magia, la filosofia della natura e la scienza.

La magia è basata sul presupposto della presenza, nell'ambito della natura, e quindi anche dell'uomo, di forze che la animano, e che, essendo occulte, devono essere svelate e conosciute dall'uomo affinché egli le possa dominare e controllare.

La filosofia naturale, pur considerando la realtà come un'entità vivente, riconosce in essa la presenza di principi evidenti ai sensi e all'esperienza umana, e pone le basi per lo sviluppo della scienza, che interpreta la realtà secondo leggi matematiche in base alle quali ogni singolo elemento agisce all'interno di un sistema meccanicistico .

• Uno dei maggiori esponenti della filosofia naturale è Bernardino Telesio, nato a Cosenza (1509-1588), che scrisse il De rerum natura iuxta propria principia , in cui sostiene, all'interno della natura, l'esistenza di principi che le sono propri ed escludono ogni elemento trascendente. L'uomo fa parte della natura in quanto è fornito di sensibilità, ed è appunto tramite questa sensibilità che la natura gli si rivela nella sua totalità.

La natura è costituita da una massa corporea animata da due forze contrapposte: il caldo e il freddo, che la sottopongono a un duplice processo: di espansione, determinato dai caldo, e di condensazione e concentrazione, determinato dal freddo. Il caldo si identifica con la vita, che è diffusa anche negli esseri inorganici, sebbene in misura minore che negli altri esseri, e il freddo con la morte; la sensibilità che è propria di tutti gli esseri esistenti nel mondo determina la percezione dei due principi generando il mutamento.

La percezione è accompagnata da coscienza, che consiste nella coscienza della modificazione prodotta dal caldo o dal freddo. Il mutamento delle cose nella realtà non può essere ricondotto a Dio inteso come motore immobile: la presenza divina si manifesta nella totalità della realtà come fondamento dell'ordine che regola il mondo. L'ordine divino implica il raggiungimento da parte di tutti gli esseri della natura del fine che è loro proprio: cioè la conservazione del proprio essere. Anche l'uomo tende al raggiungimento di questo fine: la virtù consiste, infatti, per Telesio nell'esercizio di questa facoltà naturale che deve essere coltivata e rafforzata evitando tutti gli eccessi che potrebbero danneggiare l'integrità dell'essere.

In questo senso la vita intellettuale e morale dell'uomo è determinata dalla natura: l'intelligenza è ricondotta, infatti, alla sensibilità: viene definita da Telesio come un “senso illanguidito”, che permette di generalizzare le percezioni sensibili; la matematica, infatti, deriva anch'essa i propri principi dai sensi. L'attività sensibile tuttavia non esaurisce completamente le facoltà dell'uomo: egli possiede un'anima che non appartiene alla natura ma è infusa direttamente da Dio, tramite la quale l'uomo aspira ad una realtà trascendente, ad un bene e ad una giustizia superiori a quella umana. Questo elemento è quello che distingue l'uomo dagli altri animali e che gli dà la possibilità di scegliere fra la realizzazione del bene naturale o del bene soprannaturale, libertà che è sconosciuta a ogni altro essere vivente.
GIORDANO BRUNO

Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548 e morì nel 1600. Monaco domenicano, abbandonò l'abito talare nel 1576, dopo essere stato processato per eresia , si spostò in Francia, in Germania, in Inghilterra, infine si recò a Venezia, dove venne denunciato al Tribunale dell'Inquisizione. Fu processato e imprigionato, e poi, sottoposto ad un altro processo dall'Inquisizione di Roma, fu condannato a morte e arso vivo a Roma. I suoi interessi furono molteplici, e sono rappresentati dalle sue opere, che comprendono scritti di varia natura, fra cui: scritti sulle tecniche di memorizzazione, scritti sulla magia, scritti di filosofia naturale : La cena de le ceneri, De la causa, principio et uno, De l'infinito, l'universo e mondi, De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus ; scritti morali: Lo spaccio della bestia trionfante, Degli eroici furori .

Il pensiero di Giordano Bruno esprime l'amore per la natura che fu proprio del rinascimento, che si manifesta nell'interpretazione della natura come un essere vivo ed animato che si espande all'infinito senza alcun limite. Questa concezione del mondo lo indusse al disprezzo di ogni religione in quanto l'immagine che ognuna di esse presenta di Dio costituisce una deformazione della realtà divina nella sua totale identificazione con la natura. La religione può quindi essere adatta solo per il popolo ignorante, ma non per il filosofo che poteva riconoscere come vera solo la religione della natura.

Dio tuttavia non si esaurisce completamente nel mondo, ma si estende in una dimensione infinita che va al di là del mondo ed è inaccessibile alla ragione umana. L'uomo conosce Dio tramite la sua presenza nella natura, ma la filosofia deve cedere il posto alla fede per quanto riguarda la conoscenza della dimensione soprannaturale e trascendente della realtà divina. Dio è il principio dell'universo, che da lui procede nell'infinita molteplicità del divenire. La “natura naturata”, cioè il mondo, risulta quindi infinito come il principio che lo genera (“natura naturans” ).

Nell'universo non esiste più dunque un centro, ma tutti gli esseri sono ugualmente parte di esso, senza alcuna gerarchia , e sono tutti forniti di senso e animati da due forze che si contrappongono, l'amore e l'odio, e che costituiscono, col loro intreccio, l'armonia dell'universo. La materia costituisce nel mondo il principio passivo, mentre il principio attivo è costituito dall'Intelletto, attraverso il quale Dio infonde la vita e l'essere ad ogni creatura, esso è interno alla natura stessa e non è disgiunto dalla materia, con la quale forma un tutto unico. L'Intelletto fa emergere dalla materia le forme che essa ha in sé come potenzialità, ma sia l'uno sia l'altra trovano la loro unità sostanziale nel Principio unico che le trascende.
TOMMASO CAMPANELLA

Tommaso Campanella (1568-1639) nacque a Stilo in Calabria; entrò in giovane età nell'ordine domenicano e fu ben presto perseguitato in seguito all'accusa di eresia ; subì inoltre un arresto perché gli fu attribuita l'organizzazione di una rivolta del popolo calabrese contro il governo spagnolo. Rimase in carcere per 27 anni, fino al 1626, in seguito fu trasportato da Napoli a Roma dove rimase in carcere per altri tre anni prima di essere liberato. Fu poi costretto a rifugiarsi in Francia per sfuggire alle persecuzioni da parte del governo spagnolo; a Parigi, infatti, trascorse gli ultimi anni fino alla morte.

Le sue opere, scritte in carcere, furono : De sensu rerum et magia libri IV, Universalis Philosophiae seu Metaphysicarum rerum iuxta propria dogmata partes tres, La citta del Sole.

Per quanto riguarda la concezione della realtà, Campanella si rifà a Telesio, dal quale trae la concezione dell'universo come un organismo animato e l'identificazione della conoscenza con l'attività dei sensi. Il mondo è concepito come immagine vivente di Dio, e l'uomo può conoscerlo in tutti i suoi aspetti tramite i sensi, che sono propri di tutti gli esseri viventi e permettono all'uomo di inserirsi nella corrente vitale dell'universo.

Nel processo conoscitivo il soggetto conoscente è modificato dall'oggetto conosciuto, e questa modificazione è percepita come piacere o come dolore in quanto il rapporto con l'oggetto può essere vissuto come attrazione o come repulsione. Il senso risulta quindi la base di ogni conoscenza, esso permette la comprensione dei fenomeni particolari, ed è quindi più utile, come strumento di orientamento all'interno della realtà, dell'intelletto e della ragione, che permettono una conoscenza generica e confusa, valida solo in quanto è la sintesi di numerose conoscenze particolari.

La conoscenza sensibile tuttavia non consiste solo nella passività del soggetto di fronte alle modificazioni determinate in esso dall'oggetto, è necessaria la coscienza di queste modificazioni, che è fondata sul “ senso di sé ”, cioè sulla conoscenza che l'anima ha di se stessa come essere indipendente dai mutamenti determinati dall'esterno. Questa è una sapienza innata propria di tutti gli esseri ( sapientia indita ), la quale si offusca parzialmente ( sensus abditus ) quando a questa sapienza originaria si aggiunge la sapienza acquisita ( sensus superadditus ) tramite le modificazioni che l'anima subisce per il contatto sensibile con le cose, che la induce a mutarsi parzialmente in esse.

Il senso di sé è inoltre fonte di ogni certezza, in quanto in esso si identificano completamente il conoscere e l'essere, eliminando ogni possibilità di dubbio per quanto riguarda le conoscenze successive. Questo processo di autocoscienza mette in evidenza i limiti della possibilità umana e, attraverso essi, sentiamo la presenza di Dio come infinito che non è percepibile dai nostri sensi adeguati ai limiti della realtà sensibile. La mente, superiore ai sensi, ci permette di riconoscere Dio come Assoluta Potenza, Sapienza, Volontà, e come Intelletto che comprende in sé le Idee delle cose. La mente ci permette quindi di riferire la nostra conoscenza sensibile della realtà alle Idee divine delle quali la realtà è partecipe.

L'aspirazione all'infinito e all'eterno che l'uomo scopre in sé nel momento in cui prende coscienza di se stesso come essere limitato è all'origine della religione, che è presente in tutti gli esseri. Essa si manifesta, infatti, come tendenza alla conservazione del proprio essere, e assume quindi la forma di “ religione naturale ”. Nell'uomo essa si manifesta in forma razionale come aspirazione a ritrovare l'unione col Principio di ogni essere ( religio indita ), e costituisce la base di tutte le religioni che si sono affermate nella storia, fra cui il Cristianesimo.

La Rivelazione ha quindi solo la funzione di chiarire all'uomo il significato della religione naturale, e Cristo non si differenzia perciò da tutti gli altri profeti e saggi. Campanella amplia queste concezioni anche nell'ambito della politica: nella sua opera La città del Sole descrive una società analoga alla società platonica immaginata nella Repubblica: classi sociali distinte, comunione integrale dei beni, delle donne e dei bambini, educazione a carico dello Stato, eugenismo (selezione razionale); ma a differenza di Platone non è il filosofo che governa un tale Stato, ma il capo religioso. Inoltre, delinea le caratteristiche di una società ideale da realizzarsi con l'appoggio della Francia e della Spagna sotto il dominio del Papato, inteso come incarnazione della ragione universale.
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