Uno dei maggiori rappresentanti del neoempirismo filosofico è l'inglese Bertrand Russell nato il 1872 e visse sino al 1970, autore filosofico, con Whitehead, dei "Principia mathematica" . Scrisse anche nel 1905 i "Principi di matematica" , che ebbero un'importanza fondamentale nel campo della logica, e numerose opere di impostazione logico-filosofica, fra cui: La nostra conoscenza del mondo esterno (1914), Introduzione alla filosofia matematica (1918), Analisi dello spirito (1921), Analisi della materia (1927), La conoscenza umana (1948). Ebbe numerosi altri interessi relativi ai più diversi aspetti della realtà contemporanea, e manifestò un costante impegno nella difesa dei suoi ideali di libertà e pacifismo.
Russell sostiene nelle sue opere la validità della logica formale, che si identifica con la matematica e nella quale si esaurisce tutta l'attività speculativa filosofica. La logica tradizionale si basava, infatti, sull'affermazione o sulla negazione delle qualità delle cose, mentre Russell pone a fondamento della logica formale la relazione fra le cose, indipendentemente da ciò che sussiste concretamente in realtà. Le proposizioni che affermano la qualità delle cose sono definite “proposizioni atomiche”, in quanto costituiscono la forma meno complessa e più immediata di proposizione, e sono verificabili tramite l'esperienza.
La logica formale si serve di queste proposizioni atomiche, ma ne fa un uso del tutto indipendente dalla loro corrispondenza a dati reali verificati dall'esperienza; fra la logica pura e le proposizioni atomiche si inseriscono le proposizioni molecolari, che, pur essendo costituite da fatti atomici, stabiliscono fra essi relazioni che li trascendono: “se piove porterò l'ombrello”. L'affermazione della logica formale si collega alla teoria del linguaggio, al quale si possono far risalire numerosi concetti e strutture logiche.
Il linguaggio è costituito da proposizioni che si fondano su simboli relativi a fatti o oggetti reali, di cui bisogna avere conoscenza diretta per cogliere la comunicazione trasmessa dal linguaggio stesso: il linguaggio della logica dovrebbe possedere queste caratteristiche per assolvere la sua funzione, poiché “non ci sarebbe che una parola, e non più di una, per ogni oggetto semplice ed ogni cosa che non fosse semplice sarebbe espressa da una combinazione di parole ciascuna delle quali starebbe per un componente semplice. Un linguaggio di questa specie sarebbe completamente analitico e mostrerebbe a vista, la struttura logica dei fatti asseriti o negati” ( Principi di matematica ). |